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Monday, August 30, 2010
Libri: “Come quando ascoltiamo le partite alla radio” di Giovanni Scaramuzzino
da ilpaesenuovo.it
Radiocronista, ma
non solo. In diretta dai campi di Serie A e di Serie B o dagli
stadi mondiali del Sud Africa, in collegamento dal Giro d’Italia o dal
Tour de France su Radio Uno Rai, Giovanni Scaramuzzino - una delle voci
di "Tutto il calcio minuto per minuto" - ha pubblicato un romanzo
sportivo edito dalla Sei Editrice di Torino (www.seieditrice.com - tel.
011-52271) che si intitola: "Come quando ascoltiamo le partite alla
radio. Storie di sport minuto per minuto", pp. 210, Euro 12.
Decine di storie
si intrecciano con i protagonisti che ruotano attorno al mondo dello
sport attuale con richiami al passato in un raccordo armonicamente
legato all’ascolto di una partita o di un avvenimento sportivo trasmesso
alla radio. Nell'epoca in cui nello sport dominano i diritti, a
cominciare da quelli televisivi, non è male che qualcuno si occupi anche
dei doveri. Da un Gran Gala sportivo di fine anno nascono le pagine di
quest’opera legate ai personaggi delle varie discipline che si
raccontano in maniera del tutto particolare.
Che cos’è, o
meglio, chi è un calciatore senza più un numero sulla schiena, costretto
suo malgrado a diventare un ex? A chi e, magari, a cosa pensa invece un
ciclista inesorabilmente staccato in salita nel giorno in cui tutti lo
davano per favorito? E cosa guarda un arbitro di basket durante un
time-out, a pochi secondi dalla fine di una gara tiratissima, punto a
punto? E poi lo schermitore, la tennista, il tifoso, il campione
idolatrato, il semplice appassionato… I piccoli particolari
all’apparenza secondari (una sciarpa a lungo riposta in un cassetto, un
panino al prosciutto avvolto nella carta stagnola, un pallone Super-Tele
dalle traiettorie imprevedibili) costituiscono le colonne portanti
delle singole vicende costrette, più o meno casualmente, a confrontarsi
tra loro.
C’è tempo per
sorridere e commuoversi, per guardare con speranza al futuro con le
frequenze di una cronaca alla radio che compone, tutt’altro che
inaspettatamente, note soavi insieme alle canzoni di Rino Gaetano.
Sperando che per una volta il cielo sia davvero sempre più blu.
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Sunday, August 29, 2010
Elezioni Brasile: frequenze radio usate come moneta di scambio politico
da musibrasil.net
Mentre le radio comunitarie affrontano dure battaglie per ottenere le
licenze di trasmissione, il quotidiano Folha de São Paulo ha
diffuso i dati relativi alla concessione delle frequenze in periodo
elettorale. La maggior parte delle emittenti che ne hanno beneficiato,
secondo l’indagine, sono legate ad uomini politici o alle più diverse
confessioni religiose: delle 183 radio (principalmente commerciali) che
hanno ottenuto la possibilità di andare in onda, ben il 57% è appoggiata
o sostenuta da chiese o partiti. Per João Paulo Malerba,
rappresentante di Amarc Brasil (l’Associazione Mondiale di Radio
Comunitarie), la concessione di frequenze radio è storicamente
utilizzata come moneta di scambio politica, anche sotto un governo
democratico come quello attuale.
Malerba ha anche criticato duramente il Ministero
delle Comunicazioni per non aver impedito che le licenze radio si
trasformassero in un gioco di scambio politico di basso livello.
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Friday, August 27, 2010
Radio Shabelle: Davide e Golia
da peacereporter
Radio Shabelle
è un’emittente radiofonica indipendente, nata nel 2002 a Mogadiscio
vicino al più grande mercato della capitale somala, il Bakaara
Market. Il mercato è però diventato negli anni uno dei teatri
di scontro più sanguinosi tra i due principali gruppi combattenti
islamici: Hizbul Islam e Al Shabaab.
In conseguenza la stazione ha spostato la propria sede verso
l’aeroporto, zona sotto il controllo del Governo federale di
transizione ( Tfg).
Abbiamo raggiunto
telefonicamente e intervistato il caporedattore di radio Shabelle: Hassan
Osman Abdi, che ci ha spiegato come la stazione si è più volte
rifiutata di rispettare gli ordini impartiti ai media dai gruppi
islamici come Hizbul Islam.
La vostra stazione radio è
stata o è sotto attacco da parte delle milizie islamiste, soprattutto
negli ultimi giorni?
No, in realtà noi siamo abbastanza
lontani da quella che adesso è la linea
del fronte. La sede di Radio Shabelle è molto vicina all’aeroporto
internazionale di Mogadiscio. Prima eravamo vicino al Bakaara Market,
teatro di scontro tra Al Shabaab e Hizbul Islam, ma ci siamo trasferiti
da lì circa un mese fa e continuiamo a programmare notizie e altre
trasmissioni quotidianamente per il popolo somalo. Abbiamo anche un sito
web internazionale dove scriviamo in inglese e in lingua somala e da
dove si può ascoltare la radio e vedere anche una web tv locale.
In aprile Hizbul Islam ha emesso il divieto di
inserire musica nei palinsesti delle emittenti radio ma voi avete
disubbidito. Inoltre il primo luglio, giorno dei cinquant’anni
dell’indipendenza della Somalia, hanno detto che non bisognava fare
nessuna celebrazione e invece Radio Shabelle ha scelto di celebrare
l’evento.
È vero. Hizbul Islam e Al Shabaab
hanno imposto ordini per i media locali e le radio di Mogadiscio.
I membri di queste radio hanno ricevuto ordine di non passare più
musica. Appena ci siamo mossi dal Bakaara Market verso la zona vicina
all’aeroporto internazionale è arrivato un altro ordine da parte di
Hizbul Islam e cioè quello di non celebrare il giorno del primo di
luglio. Questo ha fatto molto arrabbiare l’amministrazione della rete di
Radio Shabelle e il nostro direttore Mr. Osman Gure ha
preso la decisione di non rispettare gli ordini degli uomini di Hizbul
Islam. Così abbiamo ricominciato a programmare musica e abbiamo
celebrato il giorno del primo di luglio. Un grande giorno per
l’indipendenza della Somalia e il nostro direttore è anche intervenuto
alla radio con un discorso in cui diceva che gli ordini di Hizbul Islam
non potevano essere tollerati. Da quel giorno radio Shabelle ha
ricominciato regolarmente a programmare musica come era solita fare.
Come conseguenza però Hizbul Islam e Al Shabaab hanno espresso una forte
ostilità verso il network di radio Shabelle. Per questa ragione i
nostri reporter sono fortemente limitati nel loro lavoro. Non possono
andare contro Hizbul Islam e Al Shabaab insieme, visto che ora sono
alleati. Così adesso abbiamo difficoltà nel raccogliere informazioni
dalle zone più lontane della Somalia, dal centro del Paese e anche da
alcune parti della capitale, Mogadiscio. Ma molta dell’informazione
viene anche dalle zone sotto il controllo del Tfg.
Nell’offensiva
scatenata nei giorni a ridosso dell’attacco
all’hotel Muna, Al Shabaab ha anche attaccato alcuni media, c’è
radio IQK di cui i miliziani hanno preso il controllo, cosa mi puoi dire
in proposito?
Si, è vero c’è una radio
che si chiama IQK e si trova anche lei vicino al più
grande mercato di Mogadisho, il Suq Baath, era una radio che mandava in
onda solitamente programmi di carattere religioso e gli Shabaab ne hanno
preso il controllo con il consenso del direttore, il quale ha letto una
lettera che loro gli hanno dato. Ha consegnato la radio e tutte le cose
di proprietà dell’emittente ad Al Shabaab, compresi gli strumenti
tecnici. Tutto il personale ha lasciato la stazione e appena i miliziani
ne hanno preso il controllo e sono entrati, sono arrivati alcuni
giornalisti di Al Shabaab per cominciare a programmare trasmissioni che
incitano al combattimento contro il Tfg.
Qual è stata la
conseguenza delle vostre divergenze dalla linea impartita da Hizbul
Islam sul piano economico?
Radio Shabelle, essendo
indipendente, ce la deve fare da sola con i finanziamenti.
Quando
eravamo nella zona di Bakaara avevamo un centro più grande e i
finanziamenti per coprire le nostre esigenze arrivavano da parte delle
pubblicità di chi aveva affari nelle aree del mercato, o in altre zone
di Mogadiscio. Ora in realtà non abbiamo nessuna pubblicità, né
inserzionisti, e non riusciamo a raccogliere finanziamenti perché Al
Shabaab e Hizbul Islam hanno minacciato gli uomini d’affari invitandoli a
non rivolgersi e a non usare Radio Shabelle. Inoltre ci sono stati
degli ammonimenti anche a non far sentire la propria voce tramite il
nostro mezzo.
Alessandro Micci
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Wednesday, August 25, 2010
La casa comune dell'emittenza cinese
da corriere.it
Unificare, consolidare. L'ente radio-televisivo cinese ha annunciato di
voler metter ordine e "portare sotto un unico tetto" i circa mille
network presenti nel Paese. L'operazione partirà prima a livello
regionale, accorpando le realtà più piccole, per poi concludersi a
livello nazionale. La Sarft (State Admninistration of radio, Film and
Television) conta di avviare il processo entro l'anno. Si parla di un
investimento iniziale per la società-ombrello di quasi 9 miliardi di
euro.
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Wednesday, August 18, 2010
Vedi alla Voce Radio Popolare, racconti e ricordi
da voceditalia
Un libro enciclopedico per celebrare i primi
trent’anni dell’emittente libera milanese
Un modo diverso e se vogliamo innovativo di fare
informazione, diversi format di successo, generazioni di giornalisti e
uomini di spettacolo e soprattutto libertà e appoggio economico degli
ascoltatori.
Questa è in sintesi Radio Popolare, emittente nata
negli anni 70, periodo di fioritura delle prime radio libere e
indipendenti che però ha molto altro ancora da raccontare e che
festeggia nel 2006 i suoi primi trent’anni di vita.
“Vedi alla
Voce Radio Popolare” è una pubblicazione che vuole prendersi carico di
narrare, in forma di enciclopedia, questa lunga
storia, attraversandone fasi e momenti salienti; provocati, inseguiti e
stuzzicati da Sergio Fermentino (con Luca Gattuso e Tiziano Bonini),
direttori, redattori, tecnici, ascoltatori, insomma gli artefici della
storia dell’emittente milanese, ne tracciano così un percorso collettivo
costituito da spunti individuali, fra ricordi e testimonianze storiche.
Autrice di grandi scoop, come l’intervista in diretta a Renato
Vallanzasca latitante, Radio Popolare ha seguito accadimenti ed episodi
drammatici, dagli scontri alla Scala nel ’77 al G8 di Genova, dagli anni
del terrorismo all’omicidio di Fausto e Iaio, curiosità e retroscena ma
anche cultura e costume del popolo della
sinistra. Sempre presente sulla strada e in fabbrica, occupandosi di
scuola e carcere, per poter vivere e far vivere in prima persona le
vicissitudini della Sinistra, i feedback dell’Immigrazione, la voce
delle donne, i rapporti con i sindacati, le prime trasmissioni gay.
Ampio
spazio è sempre stato dedicato anche all’intrattenimento e
all’immancabile appuntamento con musica ed evoluzione dei gusti
musicali, dalla scoperta della World Music alla musica pop e popolare.
Un’amica
che ci ha accompagnati costantemente, una radio che si è fatta strada
nel grande panorama dell’informazione e della politica italiane, senza
da quest’ ultima dover mai dipendere e proponendo modi alternativi di
fare informazione, senza censura e con ampio spazio per l’ascoltatore.
Sergio
Fermentino, nato ad Ivrea nel 1956, ha lavorato 15 anni a Radio
Popolare, 10 a RadioRai e ora anche alla Radio Svizzera. Insegnante allo
Iulm di Milano e alla scuola Holden di Torino è autore di “Via Etere”
(1989), con Massimo Cirri, e “Il mistero del vaso cinese” (1993), con Carlo
Oliva e Massimo Cirri. Alla trasmissione “Bar Sport” ha dedicato
“Pebbacco o devi morire” (1988), con Marco Ardemagni e Giorgio Lauro.
Gli
spunti insomma sono tanti, numerosi percorsi individuali, storie dei
tanti protagonisti di un’esperienza unica nel suo genere, il cui
denominatore comune è raccontare, informare, appassionare.
Fermentino,
Sergio con Bovini, Tiziano, Gattuso, Luca, Vedi alla Voce Radio
Popolare, Garzanti, pp.532, euro 25.00
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Tuesday, August 17, 2010
Una radio sul Web per la pace in Libano
da ansa.it
(ANSA) - BEIRUT, 17 AGO - Accedendo al link
http://unifil.unmissions.org/ si puo' ascoltare la radio 'Pace
dal sud', iniziativa dell'Unifil per il Libano.
La radio si rivolge in arabo alla popolazione locale. Diffonde
notizie di prima mano sull'Unifil e da' voce alla gente del sud
del Libano e ai loro punti di vista sulle attivita' della
missione Onu. Il programma radio si aggiunge cosi' agli altri
strumenti di comunicazione gia' impiegati dai caschi blu come
una rivista.
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Monday, August 16, 2010
Tunisia: Radio libere e polemiche
da italnews.info
La nascita di una radio è sempre un
evento culturale importante: al pari e prima della televisione, è stato
ed è un eccezionale veicolo di promozione culturale. Ma se in Italia il
problema di una radio libera è sopravvivere nell’affollatissimo mare
delle frequenze o limitare i danni derivanti da esosi pagamenti di
diritti d’autore, in un paese dove a “gestire” l’economia, è un’intera
famiglia (quella del Presidente), una radio diventa un caso nazionale.
Il caso in questione è “Shems”, vezzoso nome (spiagge)
dato all’ultima creatura presidenziale. E’ la nuova radio privata,
gestita da Tunisia Broadcasting, che inizierà a
trasmettere dalla seconda metà di settembre e sarà presieduta da Sirin
Ben Ali, figlia della prima moglie del presidente. La nuova
emittente si aggiunge alle già esistenti Mosaique, la
prima a nascere nel paese magrebino, Jawhara e Ezzeitouna,
quest’ultima di ispirazione religiosa il cui scopo è quello di
promuovere gli aspetti più virtuosi dell’Islam e del Corano, la
tolleranza e la moderazione, in una Tunisia faro del dialogo tra culture
e civiltà. Inshallah.
La creazione di emittenti radio e
televisive private ha reso concreto l’impegno preso dal Presidente Ben
Ali “di aprire lo spazio mediatico al settore privato” e di ampliare le
prerogative del Consiglio Superiore della Comunicazione
per includere l’esame di richieste relative all’apertura di emittenti
radio e televisive private.
Il documento per l’autorizzazione di
Shems è stato sottoscritto dal ministro per la Comunicazione, Oussama
Romdhani, e dal promotore del progetto, Fethi Bhouri. Shems FM
sarà una radio generalista, trasmetterà 24 ore su 24 e inizialmente
coprirà le zone della Grande Tunisi, di Bizerte, di Capo Bon,
del Sahel e di Sfax. ”Il lancio di questa nuova stazione si
inserisce nel quadro dell’iniziativa privata nel settore audiovisivo’‘,
ha detto il ministro delle telecomunicazioni Usama Ramadani. Oltre a
nove radio pubbliche, vi sono tre radio private che secondo i media
hanno più successo di quelle pubbliche.
Ma in un’intervista con la agenzia
tedesca Dpa riportata dall’egiziana Mena, Ziyad Alhany,
giornalista e membro del Sindacato delle radio libere tunisine, non
riconosciuto dallo Stato, ha lanciato un appello alle autorità chiedendo
regole e condizioni uguali per tutti e di dare la priorità ai
professionisti. Un appello che implicitamente si spiega con il fatto che
un’altra radio è di proprietà del genero del presidente.
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Wednesday, August 11, 2010
RCI: aperte tre canali radio FM in Nigeria
L'8 agosto scorso Radio Cina Internazionale ha tenuto a Niamey la cerimonia
per l'apertura delle trasmissione FM in tre città del Paese.
Xia Huang, ambasciatore cinese in Nigeria, nel suo discorso ha
detto: "…le trasmissioni in FM aiutano i due popoli a conoscersi a
vicenda e avranno un importante ruolo nell'approfondire l'amicizia fra i
due popoli e nel promuovere i rapporti bilaterali".
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Tuesday, August 10, 2010
GHANA: UNA RADIO ALL'OMBRA DEI MANGO
(AGI) Accra - Una radio del Ghana 'in bolletta' ha allestito i
propri studi in piena campagna, all'ombra degli alberi di
mango. Si tratta dell''Upper West Radio', una controllata
dell'emittente statale Ghana Broadcasting Corporation (GBC).
Non potendosi permettere dei 'veri' uffici con un tetto sopra
la testa, operatori e tecnici riescono comunque a diffondere
nella regione la voce dell'emittente, pur dalla precaria 'sede'
in cui sono costretti a lavorare
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