HomeIgnora collegamentiHOME PAGE » Multimedia » Politica » La comunicazione politica tra professionisti e dilettanti
La comunicazione politica tra professionisti e dilettanti
Il caso dell'Internet politico italiano
Smile
Descrizione delle variabili tecnologiche che diversificano l’offerta della comunicazione politica delle sezioni. Differenze e consonanze tra i siti “fatti in casa” e quelli commissionati ad agenzie specializzate

 La corsa all’innovazione, il desiderio di una visibilità potenzialmente senza confini, la voglia di tentare anche un’altra strada, uno sguardo più lungimirante rispetto agli altri, l’attrazione per uno “specchio magico” che promette di riflettere l’immagine migliore di noi stessi, l’immagine che noi stessi costruiamo: questo e molto più ha invogliato 780 sezioni di partito ad allestire un proprio sito web. Nomi noti e meno noti, sezioni storiche e giovani club. Tanti hanno tentato la strada virtuale: alcuni hanno solo provato l’ebbrezza del virtuale e poi intimoriti dal vuoto sono fuggiti verso lidi più “reali”, altri si sono lasciati affascinare dal progetto della Rete e una volta entrati hanno cercato di adattarsi al nuovo mondo, a volte anche esplorando campi sconosciuti con grande fortuna.
Immediatamente successiva alla decisione dell’apertura di uno spazio in Rete, vi è la scelta dell’investimento. Spesso dimenticando chi sono gli internauti, i militanti che hanno deciso di avviare nuove forme di interazione orizzontale hanno dovuto fare i conti con la dura questione dell’acquisizione delle competenze tecniche (e non solo) in grado di garantire una vita duratura ai loro siti web. Proprio come le radio libere degli anni Settanta o le nuove tv satellitari nate negli ultimi anni sul digitale terrestre, la scelta di un investimento iniziale a basso costo non si è quasi mai tradotta in un impegno continuativo e sempre più strutturato per non cadere nel tranello della banalità e perdere quei già pochi interessati alle proprie attività on line.
   Per creare e mantenere i nuovi legami “tecnosociali” di militanza attiva, non basta condividere la tessera o votare le stesse mozioni, ma non basta neppure realizzare delle buone pagine web, graficamente allettanti. Bisogna decidere di giocare a pieno titolo al nuovo gioco della Rete: ci si deve aprire a interazioni vere con il pubblico, accettare le critiche, seguire i consigli, praticare il massimo della trasparenza.
   In Internet, qualsiasi iniziativa va pensata e progettata sulla base della ludicità, avendo sempre come obiettivo la creazione di un'interfaccia "friendly". È estremamente importante che l'home-page non venga appesantita da troppe informazioni: il titolo, le categorie generali delle notizie proposte all'interno del sito, un buon lay-out, una forma chiara e intellegibile. Inoltre occorre indurre i "naviganti" a tornare sul proprio sito. Magari con la promessa (possibilmente mantenuta) di aggiornamenti frequenti, con un "search" funzionante, con una "message board" dove far scatenare i commenti (opportunamente moderati) degli utenti. Sembrerebbe un'eresia parlare di ludicità, soprattutto rapportandoci all’universo della comunicazione politica militante, ma Internet non solo crea nuove esigenze e modalità comunicative, impone anche nuovi strumenti per coinvolgere gli interlocutori, e mantenere le relazioni conquistate nel mondo reale. La comunicazione deve essere efficace, chiara, semplice e ove fosse possibile anche accattivante. Il motivo è sempre lo stesso: non perdere un’identità all’interno di una città digitale in cui non vi sono mai troppi cartelli stradali che indicano la direzione giusta.
   Se da un lato, le nuove tecnologie della comunicazione permettono una strutturazione della propria identità informativa molto più libera rispetto ai vecchi media generalisti, esse impongono anche delle scelte molto più forti e responsabili circa il materiale da mettere a disposizione degli utenti.
   Questa nuova comunicazione, più semplice e accessibile, con meno decorazioni ma più incisiva, è proprio il linguaggio che Internet ha contribuito a creare in questi anni. I cultori della lingua provano ribrezzo, ma è un dato innegabile che la Rete ha costruito un linguaggio diretto e sempre più veloce, in cui gli errori possono anche essere tollerati se il risultato della comunicazione si fa immediato e fruibile da più persone allo stesso momento.
   Nel momento in cui si invita la gente a navigare il proprio sito, non si può approntare pagine web non interessanti perché altrimenti l’operazione risulta controproducente. Internet è un’arma a doppio taglio: se ci si investe poco si rischia di fare una figuraccia nei confronti degli avversari, ma se ci si investe molto e non lo si sa padroneggiare, i danni possono essere ancora più gravi in termini di immagine del partito e nei confronti dei possibili militanti.
   Il cyberspazio è dunque il luogo della riproposizione degli assetti politici già definiti nel mondo reale, ma un piccolo sito con una buona interfaccia, indicazioni chiare sul contenuto, una forte identità e una interazione reale , “umana” con i visitatori, può brillare di una luce mille volte superiore (ad es. l’esperienza zapatista) alle miriadi di piccoli lampioni non collegati tra loro, quali sono sembrati essere molte volte i siti nazionali di partiti alleati.
   Ci si è trovati dinanzi ad uno scenario assolutamente non lineare, ricco di contraddizioni, di approssimazioni eppure affascinante per il confronto immediato con la classica pubblicistica di partito e la visione stereotipata del militanti come bestie rare in via d’estinzione. La scelta di sbarcare in Rete in molti casi non è stata ponderata con le effettive capacità di gestione del mezzo e in molti altri non è stata accompagnata dalla reale coscienza degli obiettivi comunicativi da perseguire con l’apertura di un sito web.
   Tempi di attesa di caricamento abissali, jingles improbabili, ultimissimi derivati di tecnologia grafica, semplici immagini scannerizzate dei manifesti elettorali del passato, copertine interminabili, toni apocalittici, Mussolini, Stalin e Lenin ancora vivi: tutto questo e molto altro si presenta ai nostri occhi non appena si “tenta” di connettersi con i siti delle sezioni. Le home pages nella maggior parte dei casi hanno fornito gli elementi più interessanti per poter comprendere sin da subito l’approccio comunicazionale dei militanti sbarcati su Internet. Tra immancabili dilettantismi e vette di alta professionalità tecnologica, le prime pagine dei siti analizzati hanno fornito la prima chiave di lettura dei contenuti del sito.
   L’impostazione grafica, l’orientamento del testo, i colori, il linguaggio di programmazione utilizzato (che pesa molto sul downloading della home page), le etichette linguistiche utilizzate per illustrare le varie parti accessibili del sito, la presenza di elementi mobili o di una musica di sottofondo: tutto contribuisce ad immergere il navigante all’interno di un discorso particolare, e a cui probabilmente non è abituato nel mondo di Internet, ovvero il discorso politico, o meglio, partitico.
   Già queste prime osservazioni, mettono in luce una situazione fortemente squilibrata tra i siti “costruiti” meglio, con maggiori accorgimenti tecnologici, e quelli aperti in modo del tutto artigianale o comunque senza grandi pretese di affascinare durante la navigazione i militanti. E queste considerazioni si ripetono anche per i contenuti, in una situazione ancora più polarizzata, in cui i siti tecnologicamente più all’avanguardia spesso sono quelli che presentano più informazioni e aggiornamenti. All’interno delle presentazioni più o meno formali delle attività delle sezioni vi sono stati casi di illuminata coscienza delle probabili caratteristiche dei naviganti, che hanno portato ad una strutturazione delle informazioni contenute nel sito basata sul ricorso a toni umoristici e capaci di attrarre l’attenzione dei surfers perché dissonanti con l’immagine stereotipata del discorso politico.
   Internet è il mondo della velocità, dell’aggiornamento, della novità estrema e continuamente rinegoziabile: i siti delle sezioni locali, nel complesso, hanno ignorato tali peculiarità della comunicazione sul web, ma talvolta sono riusciti ad entrare a pieno titolo all’interno della logica del virtuale, non limitandosi soltanto a stare sulla soglia, osservatori inermi dei cambiamenti fulminei che si registravano nel mondo reale.
   La maggioranza delle sezioni che hanno aperto un sito web si sono rivolte, come era presumibile, ad agenzie di web engineering locali, trovando in molti casi accurate soluzioni grafiche e richiami molto più espliciti al territorio e alla storia del partito, oppure hanno costruito i siti in modo artigianale, come dimostrato dai molti indirizzi Internet mutuati dalle web communities che offrono ospitalità a pagine web di qualsiasi genere e gratuitamente. Questo ha comportato costi nulli ma strutture assolutamente illeggibili, con frames improvvisati, paginoni lunghissimi, banner pubblicitari dappertutto e difficoltà assoluta di reperimento del sito, nel momento in cui gli indirizzi non potevano far riferimento in modo immediato al nome della sezione ma necessitavano una digitazione accurata da parte degli utenti per non trovarsi davanti ad una pagina bianca o nella peggiore delle ipotesi in un'altra pagina ospitata dalla community.
   In Rete l’identità è pienamente sociale, si costruisce nella reciprocità dello scambio informativo autogenerantesi delle pagine web, degli ipertesti, dei newsgroups, attraverso la velocità e l’infinita ripetitività delle e-mail. Un sito per avere una platea costante, se ben realizzato, necessita di continui rimandi in ogni possibile motore di ricerca virtuale, e comunque deve essere supportato ancora dalla pubblicità dei media tradizionali. Questo cozza con la natura particolare del discorso partitico che di per sé è un discorso di parte e volutamente non universalistico. A farne le spese questa volta è stata la tecnologia e non la politica.

Ugo Esposito

Documenti
blogger
ISDR copertina
Omino e pc
Omino e tv
omino invisibile
pc
pane e microchip
politica e tv
Smile
città
berlusconi
urna elettorale
cuore e matita
Berlusconi Prodi
dossier 2001
bibliografia